C’era una volta l’avocado, una pianta originaria del Centro America, che si è evoluta grazie all’esistenza di mastodontici esseri viventi, i gonfoteriidi. Questi grandi (e golosi) mammiferi, dal nome assai strano, si cibavano unicamente dell’intero frutto di avocado fino a che, tredicimila anni fa, si estinsero. A rigor di logica, con loro sarebbe dovuta scomparire anche la pianta esotica, dato che anch’essa aveva affidato la sopravvivenza della sua stirpe a questi grandi animali. Invece, come tutti possiamo constatare, la pianta di avocado è ancora viva e, soprattutto, vegeta.
Siete curiosi di sapere il perché? Ripercorriamo insieme la storia dell’avocado, un frutto portentoso e davvero intramontabile.

Avocado

La megafauna vissuta durante il periodo Cenozoico, per l’appunto i gonfoteriidi, era in grado di ingurgitare e digerire un avocado intero: quando diciamo “intero”, intendiamo il frutto comprensivo di polpa e seme centrale, un “chicco” di quasi 12 centimetri di diametro, che veniva poi espulso tramite le feci generando nuove e spontanee piantagioni.
Ecco allora che, mentre i grandi mammiferi ottenevano un pasto sano e abbondante, la pianta di avocado continuava a riprodursi.
Una fortuna non da poco, considerando che, oggi, nessun essere vivente presente sul Pianeta Terra riuscirebbe a ingurgitare un avocado intero senza rimanere soffocato dal suo enorme seme o perire dopo atroci sofferenze all’intestino.

Avocado

Ma di certo non possiamo paragonare l’apparato digerente degli attuali esseri viventi, a quello ciclopico del Megaterio (un bradipo gigante alto come una giraffa), del Gliptodonte (un armadillo piuttosto massiccio con zampe corte) o dei Gonfoteri (antenati dei nostri elefanti).
Comunque, avere un intestino di così grosse dimensioni è servito a poco, di fronte all’inevitabile estinzione di massa che colpì tutti i continenti, ben tredicimila anni fa; il Sud America perse addirittura l’80% dei suoi grandi mammiferi.
E l’avocado? Non si è accorto nulla, e ha continuato impavido a produrre frutti per colossali mangiatori che non si sarebbero più fatti vedere.
 
Un po’ quello che successe anche alla papaia, all’arancio degli osagi (un albero che in estate produce grandi infruttescenze rotonde) e allo spino di Giuda, tutte specie che tutt’ora esistono, anche se il loro partner famelico si è estinto.
Tuttavia, qualcuno di affamato, ancora c’è: l’uomo, colui che ha provveduto a raccogliere e piantare semi, salvaguardare le piante e aumentare la produzione dei frutti. E l’avocado può ritenersi fortunato, non si è accorto di nulla ma l’ha scampata bella e riesce a produrre ancora oggi più di un milione di tonnellate l’anno di frutti. Cosa direbbero i gonfoteriidi se lo sapessero?