Ogni albero ha una sua chioma specifica, i cipressi, gli abeti, le querce, si possono distinguere anche da distante, solo per la loro forma, l’avrete notato anche voi. E proprio questo pensiero ha stimolato il professor Kepinski, dell’Università di Leeds in Inghilterra, mentre era intento a osservare le piante dal finestrino del treno. Il fatto che la chioma di ogni albero abbia una silhouette distintiva, lo ha spinto a chiedersi il perché e quale fosse il meccanismo responsabile di tale disegno caratteristico.
Osservando le piante da vicino infatti si può notare come i loro rami si orientino sempre secondo precise diagonali, alcune hanno rami slanciati verso il cielo, altre portano fronde parallele al terreno.

La forma degli alberi, mai un caso

Ogni specie, si sa, cresce e si differenzia secondo le informazioni contenute nel DNA, ma quale meccanismo influenzi di preciso la forma delle chiome non era ancora stato chiarito. Così Kepinski, mosso da curiosità, iniziò a studiare il fenomeno insieme al suo team di ricerca.
Il presupposto da cui partirono è che la forza di gravità è uno dei pochi riferimenti che le piante possiedono e, grazie ad esso, i vegetali riescono a direzionare il loro sviluppo in verticale, sia la crescita in altezza del tronco che quella in profondità delle radici.
E le piante sono davvero dipendenti dalla direzione della gravità dato che tendono sempre a svilupparsi verso l’alto. L’evidenza più classica sono le piante che crescono su crinali molto pendenti: il tronco, sviluppandosi, si incurva alla base e ripristina l’andamento in verticale.
Questo fenomeno è ben noto e si chiama gravitotropismo (movimento che le piante svolgono secondo la forza di gravità), controllato nelle piante da una famiglia di ormoni vegetali, le auxine.
Un meccanismo simile si verifica anche nelle ramificazioni. Se piegate infatti esse tendono non tanto a crescere in verticale, come i fusti, bensì a ripristinare l’angolo originario, quello tipico per la specie.

La forma degli alberi, mai un caso

Per capire il fenomeno, gli scienziati hanno approfondito gli studi proprio sulle auxine e hanno scoperto che esse sono in grado non solo di spingere per lo sviluppo in verticale ma anche di regolare “quanto” in verticale, in base ovviamente alle informazioni contenute nel DNA. Queste molecole chimiche quindi sono responsabili nelle piante di due fenomeni: il noto gravitotropismo e, il suo opposto, anti-gravitotropismo.
Gi studiosi hanno quindi concluso che l’azione congiunta, e contemporanea, dei due fenomeni, uno che spinge verso l’alto o uno che spinge verso il basso, permette ai rami di svilupparsi in diagonale, secondo un angolo tipico per una certa pianta.
Quindi, ecco perché i rami del pioppo italico si alzano verso il cielo mentre i rami del faggio sono pressoché orizzontali: nel caso del pioppo prevale il primo fenomeno (il gravitotropismo), nel faggio ha la meglio il secondo (l’anti-gravitotropismo).
Insomma, anche in questo caso non si tratta di casualità, la forma delle chiome è davvero frutto di raffinati equilibri. Dove meno ce lo immaginiamo, ancora una volta, la Natura ci stupisce con la sua straordinaria genialità.

La forma degli alberi, mai un caso

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Stephen Curtin