Ristretto, macchiato, all’americana. A colazione, dopo pranzo o nelle pause dal lavoro. Decine di modi per consumarlo e altrettante occasioni per farlo.
Si, stiamo parlando proprio del caffè, una delle bevande più richieste, tanto che si stima che ogni giorno, in tutto il mondo, se ne consumino più di 2.250 miliardi di tazze. Un numero davvero impressionante, tanto da farne una delle coltivazioni più importanti al mondo e, dopo il petrolio, il bene più trattato sui mercati finanziari.
E questo prodotto, così eccezionale da occupare il secondo posto (dopo l’acqua!) nella classifica delle bevande più consumate, non è solo buono e profumato, è anche un blando eccitante, sufficiente però per farne un valido alleato quando inizia la giornata o quando si è stanchi e si sente la necessità di recuperare la concentrazione.

Le piante di caffè

Tutto merito della caffeina, una molecola che la pianta di caffè produce e accumula nelle foglie, nei frutti, nel nettare dei fiori e nei semi. E se noi utilizziamo questa sostanza come ingrediente in numerose preparazioni (addirittura come stimolante nei trattamenti anticellulite) le piante, cosa se ne fanno? Si perché in natura nulla avviene per caso e, se viene “spesa energia” per produrre qualcosa, sicuramente una ragione c’è.
Ebbene, non è certo una novità che la caffeina, come la nicotina, a dosi elevate abbia potere insetticida1, quindi le piante potrebbero utilizzarla per difendersi. Recenti studi hanno però messo in luce altre possibili (e curiose) ragioni sul perché le piante si servono di questa sostanza2.
Gli scienziati collegano tale abitudine ad una forma di intelligenza competitiva della pianta di caffè. Si è infatti scoperto che gli insetti impollinatori (ad esempio le api) rimangono assuefatti dal nettare contenente caffeina e, posti nella condizione di poter scegliere, tornano sempre a cibarsi dagli stessi fiori, favorendone l’impollinazione3. Ma non è tutto, questa sostanza consente alle piante di caffè di esercitare una sorta di supremazia territoriale: l’effetto tossico della caffeina (liberata al suolo, ad esempio, dalle foglie cadute) limita lo sviluppo di altre piante più sensibili che perdono quindi forza competitiva per l’acqua, le sostanze nutritive e lo spazio4.
Il recentissimo sequenziamento del DNA della varietà “robusta” di caffè (Coffea canephora), ha però messo in luce un altro aspetto, molto significativo. Si è infatti scoperto che i geni che codificano per la produzione di caffeina nella pianta del caffè non sono ereditari e presentano delle differenze rispetto alle piante cugine di tè, cacao e guaranà. Questo significa che, durante la sua evoluzione, la pianta di caffè ha prima perso e poi ricreato ex-novo i geni per la caffeina. Una ragione in più per pensare che la produzione di tale sostanza non sia casuale e che davvero questa pianta ha ritenuto la produzione di caffeina una scelta astuta e molto, molto conveniente.

Le piante di caffè

Photo Credits: Selma Broeder
Photo Credits: United Nations Photo

1- J. A. Nathanson, Caffeine and related methylxanthines: Possible naturally occurring pesticides. Science 226, 184–187 (1984).
2- F. Denoeud et al., The coffee genome provides insight into the convergent evolution of caffeine biosynthesis. Science 5 September 2014: Vol. 345 no. 6201 pp. 1181-1184 DOI: 10.1126/science.1255274
3- G. A. Wright, D. D. Baker, M. J. Palmer, D. Stabler, J. A. Mustard, E. F. Power, A. M. Borland, P. C. Stevenson, Caffeine in Floral Nectar Enhances a Pollinator's Memory of Reward. Science 8 March 2013: Vol. 339 no. 6124 pp. 1202-1204  DOI: 10.1126/science.1228806
4- A. Pacheco, J. Pohlan, M. Schulz, Allelopathic effects of aromatic species intercropped with coffee: Investigation of their growth stimulation capacity and potential of caffeine uptake in Puebla, Mexico. Allelopathy J. 21, 39–56 (2008).